Content curation, come gestire in modo etico un'attività primaria nel B2B

Il pubblico di un'azienda B2B è assetato di informazioni: la content curation quindi si rivela fondamentale. Ma ci sono alcune regole da seguire.
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12
Dic

Content curation, come gestire in modo etico un’attività primaria nel B2B

Il pubblico di un’azienda B2B è assetato di informazioni utili per la sua vita professionale. Fare content marketing, dunque, significa studiare questi bisogni informativi e proporre contenuti interessanti e di valore, che raggiungano il pubblico giusto nel momento ottimale. Pensare di produrre qualsiasi contenuto ex-novo, però, non è certo un’impresa alla portata di tutti. Anzi, possiamo dire chiaramente che è un enorme sforzo e, spesso, non ne vale la pena. È qui che entra in gioco la content curation.

Cos’è la content curation

Partiamo innanzitutto dalle definizioni. La content curation è “l’attività sistematica che consiste nella ricerca, nell’aggregazione, nell’organizzazione e nella condivisione dei contenuti web più rilevanti e più pertinenti per una specifica nicchia di utenti web”. Secondo Curata, esistono alcuni requisiti perché si possa parlare a pieno titolo di content curation.

  1. È un’attività costante e sistematica e non un esperimento una tantum.
  2. Non è un algoritmo a selezionare e aggregare in automatico i contenuti, ma serve un intervento umano.
  3. Il curator non condivide acriticamente qualsiasi cosa, ma fa una selezione accurata dei contenuti più rilevanti e di qualità.
  4. Il curator si focalizza sui temi specifici che interessano al suo pubblico. Così facendo, acquisisce in prima persona delle competenze specifiche che lo rendono un’autorità nel settore.

Cosa significa content curation etica

Il mondo della content curation, tuttavia, per anni è stato ritenuto una sorta di Far West: purtroppo non sono isolati i casi di aziende ed editori che si sono nascosti dietro questa definizione per riappropriarsi di materiale altrui, traendo in confusione il pubblico meno esperto e attento. Stabilire dei precisi paletti in termini di etica diventa quindi una priorità per le aziende che vogliono operare in piena correttezza e tutelare la propria reputazione.

Ma quali sono questi paletti? Curata ha scritto un’approfondita guida sul tema, che approfondisce le definizioni, i ruoli, le normative su copyright e fair use e i casi di studio positivi e negativi.

Le best practices della content curation B2B

In questa guida non potevano mancare le 12 best practices per una content curation etica. Ne abbiamo selezionate quattro, le più vicine alle esigenze del B2B, e vi invitiamo a leggere la guida di Curata per avere un quadro più completo.

  1. Attingere a una vasta serie di fonti, evitando di ricavare tutti i contenuti da un’unica fonte.
  2. Non riprodurre mai un contenuto per intero, ma limitarsi a quella porzione che è indispensabile per comprenderne il messaggio.
  3. Identificare e linkare la fonte del contenuto in modo chiaro e visibile per il lettore.
  4. Non limitarsi a riprodurre i contenuti, ma aggiungere un contributo originale: ciò significa contestualizzarli, scrivere un nuovo titolo, dare un’interpretazione personale, aggiungere dettagli ricavati dalla propria expertise.

Nella vostra azienda B2B fate content curation? Seguite sempre queste regole o ne avete elaborate altre?