This is not a sushi bar: a Milano il primo ristorante in cui pagare con i follower

Inaugura a Milano il primo ristorante in cui si conquistano sconti a suon di follower. Fa parte della catena This is not a sushi bar.
ristorante, follower
16
Ott

This is not a sushi bar: a Milano il primo ristorante in cui pagare con i follower

Il primo ristorante di sushi in cui più follower hai, meno paghi. Inaugurato l’11 ottobre a Milano dai proprietari della catena “This is not a sushi bar”, il nuovo locale offrirà dei piatti gratuiti in base al numero di followers su Instagram. L’utente dovrà semplicemente ordinare il primo piatto e pubblicare un post su Instagram taggando @Thisisnotasushibar.
Basterà avere più di 1.000 follower per ricevere subito un piatto. Più di 5mila follower? Due piatti gratuiti. Più di 10mila? Quattro. E così via, fino a coloro che hanno più di 100mila follower che ceneranno senza pagare un centesimo.

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Black mirror o realtà?

Il richiamo all’episodio “Nosedive” della serie Netflix Black Mirror è immediato. Un episodio che racconta di una società basata sulla reputazione che le persone hanno sui social network. Tutti condividono le loro attività quotidiane e valutano gli altri su una scala da uno a cinque stelle. La media dei voti ricevuti dalle persone può essere vista da tutti e ha un’influenza significativa sul proprio status socioeconomico.

Netflix lo aveva previsto

Proprio Netflix, in occasione del lancio della quarta stagione di Black Mirror, nel Gennaio 2018 ha aperto per due giorni il Black Future Social Club. Un locale “dove si ordina #instafood e il menu è tutto un #foodporn, l’atmosfera è #fashion e i clienti sono veri #Igers”. Un locale in cui, in linea con le tematiche affrontate nella serie TV, la social reputation era il pass per accedere alla location. Il conto? Pagato dai follower. Un evento chiaramente pensato per far riflettere su un possibile futuro in cui le dinamiche dei social network hanno preso il sopravvento.

Ma ora che il primo ristorante in cui si paga con i follower sembra essere arrivato, quanto dovremmo temere per il nostro futuro?