Come e perché i social media stanno cambiando il settore beauty

Passaparola, relazioni, fiducia, community: i social media sono questo, e il beauty deve dimostrarsi in grado di cogliere queste grandi opportunità.
Beauty e social media
17
Ott

Come e perché i social media stanno cambiando il settore beauty

Per sua stessa natura, il beauty è espressione della propria personalità. E nulla come i social media ci ha abituati a esprimere in molteplici modi la nostra identità, un’attitudine amplificata dalla diffusione pervasiva degli smartphone e dei selfie. Tutto questo ha avuto conseguenze molto pratiche per gli operatori del settore del beauty. Da un customer journey tutto sommato semplice e lineare, si passa a un complesso ecosistema di touchpoint digitali e non. Un ecosistema che le industrie del beauty devono imparare a comprendere e governare, se non vogliono restare clamorosamente in ritardo.

Ripercorriamo i modi in cui il digitale sta cambiando le dinamiche del mondo del beauty.

Passaparola

Glossybox è un servizio di abbonamento mensile a prodotti beauty. Un servizio in cui l’80 per cento delle iscrizioni arriva dal passaparola. Questa statistica può stupire, ma non è altro che la logica conseguenza di una strategia imperniata sui social media. I brand che riescono a conquistare autorevolezza sui social media e a stringere relazioni con gli utenti sono anche in grado anche di trasformarli in ambassador, pronti a farsi portavoce delle virtù dei prodotti con la propria rete di conoscenze.

Influencer marketing

Nel mondo del beauty, gli influencer sono fondamentali. Secondo il report “The Rise of Influencers”, pubblicato da Fashion and Beauty Monitor in collaborazione con eCosultancy, il 57% dei brand nel settore del beauty e del fashion ha già implementato una strategia di influencer marketing. Un altro 21% ha intenzione di farlo nel corso del 2017.

La discriminante, dunque, diventa quella di scegliere gli influencer giusti… e non è detto che si debbano necessariamente fare offerte da capogiro per le star con milioni di follower. Nei social media, la reputazione si acquista con la fiducia. Allora, meglio un influencer che ha un pubblico numericamente più esiguo, se quel pubblico risponde alle caratteristiche richieste dal brand e se il prodotto si inserisce armonicamente in quel contesto, senza apparire come un corpo estraneo.

Prendersi cura di una nicchia

Qualsiasi azienda, senza nessuna eccezione, ha la missione di aumentare il fatturato. Riuscire a lanciare un prodotto mass market, universalmente celebre, è (comprensibilmente) il sogno nel cassetto di qualsiasi brand. Ma i social media sono anche il regno in cui chiunque riesce a scoprire community che condividono i suoi interessi, anche i più particolari. Nel beauty, soprattutto, a guadagnare sempre più spazio sono i piccoli brand indipendenti che offrono prodotti biologici, sostenibili ed etici. Ha iniziato così The Honest Company, che oggi fattura 300 milioni di dollari l’anno.

Mobile, dall’ispirazione all’acquisto

Facebook ha dimostrato la propria attenzione verso il beauty pubblicando un report, realizzato sulla base dei suoi dati e di interviste (realizzate da GfK) a 3.648 donne, acquirenti di prodotti beauty, tra Regno Unito, Francia, Germania ed Emirati Arabi Uniti. Non ci si può dire sorpresi dal principale trend emerso: sei persone su dieci ammettono di non poter vivere senza il loro smartphone. Per il 45% delle intervistate, smartphone e tablet sono lo strumento principale per lo shopping. Nulla di sorprendente, dunque. Ma dal report emerge un altro dato che invece può dare molti spunti: i social media, prima ancora che un luogo di acquisto, sono un luogo di ispirazione. Vere e proprie vetrine virtuali, insomma, in cui per i brand risulta molto più facile proporre nuove idee e stimoli.

Fonti

eConsultancy

SocialMediaToday

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