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Gli evangelist non sono follower come tutti gli altri!
10
Set

Evangelist: come e perché li dovrai conquistare

Un cliente soddisfatto è un brand evangelist? Tutt’altro: tra questi due step c’è una differenza notevole.

Nel primo caso, il cliente è semplicemente contento del prodotto o servizio che ha acquistato e, se interrogato da un amico o un conoscente, ne parlerà bene. Ma il suo coinvolgimento si ferma qui. L’evangelist, invece, è entusiasta nel brand e ne parla spontaneamente nelle conversazioni quotidiane con amici, parenti e colleghi. Per lui il brand non è semplicemente funzionale a soddisfare una necessità pratica, ma assume un valore emozionale fino a entrare a far parte a pieno titolo dei suoi gusti e dei suoi interessi.

Chiaramente non è un risultato a cui si arriva dall’oggi al domani ma, al contrario, il traguardo finale di un percorso lungo e non sempre facile. Non c’è dubbio sul fatto che conquistare dieci evangelist sia molto più difficile di conquistare cento clienti soddisfatti; ma non c’è dubbio nemmeno sul fatto che e valga la pena. Il blog di Kapost, una delle più note piattaforme di content marketing, dedica un articolo a questo tema, concentrandosi su due domande fondamentali. Esaminiamole nel dettaglio.

1. Si può misurare il ROI di un nuovo evangelist?

Stando a uno studio condotto da Zuberance, solo il 24% delle persone crede nei messaggi pubblicitari. Per contro, il 92% di loro si fida di un amico che gli consiglia un prodotto. Si tratta di una realtà in cui tutti noi ci riconosciamo: quante volte, di fronte a una decisione d’acquisto, abbiamo preferito fare una telefonata a un amico piuttosto che mettere a confronto i siti aziendali o fare clic su un banner? Basta questo per capire quanto possano essere incisivi gli evangelist: secondo Kapost, in media ognuno di loro è in grado di portare all’azienda tre nuovi clienti.

2. Come trasformare i clienti in evangelist?

Kapost propone tre strategie per ottenere questo prezioso “salto di qualità”:

Coinvolgere la community con i contest

La mente umana è istintivamente attratta dalle sfide e dalla prospettiva di vincere un premio, anche simbolico. Si spiega così il motivo per cui i contest siamo così efficaci per motivare i clienti a essere proattivi e propositivi.

Interagire il più possibile con i clienti

Un altro “gancio” a cui è difficile resistere è quello di sentirsi riconosciuti, apprezzati e valorizzati. L’azienda ha vari modi per farlo, più o meno complessi: dal semplice retweet a un’intervista da pubblicare nel proprio blog.

Motivare il proprio team

I migliori evangelist possono essere i dipendenti: se proveranno entusiasmo nei confronti del brand, saranno propensi a trasmetterlo (in modo più o meno consapevole) ai clienti con cui entreranno in contatto.

 

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